“Rappresentazioni pittoriche di Gritti Aldo Pietro”

In questo spazio desidero mettere in visione alcune opere pittoriche di mia creazione.

 

 

spazio in creazione

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“Gioppino e la sua famiglia”

Gioppino

Gioppino

 

Fra tutti i burattini dell’antica e ben radicata tradizione bergamasca Gioppino (Giopi’ de Sanga in dialetto bergamasco) e’ sicuramente il piu’ rappresentativo.
Difficile assistere ad una rappresentazione burattinesca del teatro dei burattini senza che Gioppino ne sia o il primattore principale protagonista o uno dei piu’ importanti personaggi della commedia stessa. E’ facilmente riconoscibile in quanto la sua caratteristica fisica immediatamente evidente sono tre grossi gozzi che non vengono da lui stesso visualizzati come un difetto ma come un qualcosa di cui esserne orgoglioso definiti “granate” o “coralli”.
La tradizione popolare e la memoria storica ritiene sia nato a Zanica, provincia di Bergamo da Bortolo Söcalonga e da Maria Scatoléra .

Nelle rappresentazioni cosi’ si definisce:

« E me so Giopì de Sanga
con trè patate ‘n banda
e töc i mè domanda
de che paes sò mè
E mè ghe dò risposta
con voce sopraffina
se gh’ò la patatina
l’è töta roba mè » (1)

 

E’ sposato con Margi’ della quale e’ follemente innamorato e spesso nelle commedie assistiamo ad una serenata dal grande impatto popolare che cosi’ recita:

Gioppino e Margì

Gioppino e Margì

Gioppino e Margì

Gioppino e Margì

 

 

 

 

 

« Amùr te m’é ferìt con d’ü badél,
[…]
O Margì, salta fò del balcù,
che d’amùr chilò crèpe per tè;
no pòs piö majà pa de melgù,
la polenta la ‘m par tòch de fé.
I tò öcc i è du öcc de sièta,
du balcù, do lanterne del ciél;
se i osèi o i farfale i saèta,
i è servìcc, no i ghe lassa piö pél
[…] » (2)

 

Margì moglie di Gioppino

Margì moglie di Gioppino

 

Gioppino e Margi’ hanno un figlio di nome Bortoli’.

 

Pissa 'n Braga fratellino di Gioppino

Pissa ‘n Braga fratellino di Gioppino

Pissa ' n braga

Pissa ‘ n braga

Completano la famiglia due fratelli di Gioppino, Giacomi’ e il piu’ piccolo Pissa’n braga e i nonni Bernardo e Bernarda.

Giacomino

Giacomino

Dalle nostre parti, nella citta’ di Bergamo , ma soprattutto nelle valli Gioppino e’ talmente conosciuto e popolare che il suo nome nel dialetto locale indica in generale come dato puntuale e indicativo tutti i burattini.
Un comportamento non esattamente urbano nelle forme e nei contenuti ancora oggi viene apostrofato con la frase “ fa mia ‘l giupi’”

Il burattino Gioppino e’ vestito normalmente con una tunichetta di panno consistente di colore verde con un’orlatura rossa e indossa un cappello.

Gioppino

Gioppino

Personaggio tipico del popolo ha un cuore grande e un linguaggio spesso e volentieri rozzo ed e’ sempre accompagnato da un grosso bastone che sopperisce all’ inutilità della dialettica nei casi di soprusi e sopraffazione da parte degli arroganti.
Argomento apprezzato in corso di rappresentazione da grandi e piccini.

Da piccolo assistevo a rappresentazioni del teatro dei burattini nei luoghi piu’ disparati con burattinai diversi e parecchie battute venivano utilizzate da diversi autori per cui sono rimaste a rimando nelle generazioni successive fino ad oggi.

Quelle piu’ comuni citate sono:

“L’è la tropa inteligènsa chè la ga stàa mia ‘ndèl sèrvèl, è alura ol Padre Eterno al ma la mètida chè sota”.

“a causa della eccessiva intelligenza che non riesce a stare tutta nel cervello, di conseguenza il Padre Eterno me l’ha dovuta mettere nei tre gozzi”

“Ada barbagioia, a go tàta fam chè ‘i stomècc al fà conversassiù col filù dè la schèna.”

” Ho cosi’ tanta fame che lo stomaco fa conversazione con la spina dorsale”

“L’òm chè stà a bìff dal fiàsc o dàla bòta, dè salute al va ch’èl trota.”

“L’uomo che beve dal fiaschetto o dalla botte ha una salute di ferro”

“Pòèrì ol Giopì, mè ocorèrès trènta o quaranta bocài de vì; go che la patàta magiùra chè l’è sèca brusàda.”

“Poverino il Gioppino, avrei bisogno di trenta o quaranta boccali di vino in quanto ho il gozzo principale secco bruciato”

“Po a me so ‘ndàt  a scöla, ma l’è mia dürada tant perchè me stödiae ‘ndè stàla è öna olta o lezìt söl vocabolàre la parola ‘erba’. La aca nèl sèntì chèsta parola la ma màiàt ol libèr, è alùra o dèsmètìt dè ‘nda a scöla.”

“Anch’io sono andato a scuola, ma non l’ho fatto per molto in quanto studiando nella stalla una volta ho letto  sul vocabolario la parola  erba.La mucca nel sentire questa parola mi ha mangiato il libro e allora ho smesso di andare a scuola”

“Sta in pè intàt chè te ènde”

“Stai in piedi intanto che cerco di venderti”

“Madona se lè bröt i sto che! La fo in braghe sule a èdìl” (pensiero in presenza di Pacì Paciana)”

” Madonna se è brutto questo qui! La faccio nelle braghe solo a vederlo”

“Corpo dè mile bastimenti carichi dè polenta e oséi.”

” Corpo di mille bastimenti carichi di polenta e uccelli”

“Mùs dè padèla brüsàda”

“Faccia di padella bruciata”

“So mia ‘mbrèaco, l’è l’oster chè al ma dàc ol vi ciocc”.

” Non sono ciucco, è l’oste che mi ha dato del vino ubriaco”

 NOTE

(1) (Elbaginelli, Ghidoli, Bergamo e il suo territorio, 1977)
(2) (Pietro Ruggeri, Baraca del Bataja.)

 

 

 

Gritti Aldo Pietro
Gritti Aldo Pietro

 

 

 

 Disegnati e scolpiti da Gritti Aldo Pietro.

 

 

 

 

 

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“Burattino del mese di Febbraio”

Burattino del mese di Febbraio

e’

Giacomino

fratello di Gioppino

 

Giacomino fratello di Gioppino

Giacomino fratello di Gioppino



 Scolpitore Gritti Aldo Pietro.

Serie speciale oro n.2 in legno di noce italiano

Giacomino

Giacomino

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“Attore o animattore, ortografico dilemma”

Attore o animattore, ortografico dilemma

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Nelle rappresentazioni burattinesche, sia in luoghi aperti, (piazze, cortili, strade etc) che in luoghi chiusi (teatri, cinema, oratori o parrocchie) cio’ che assume un’importanza fondamentale e’ il linguaggio, inteso sia nel senso verbale che posturale. Questa differenza e’ esattamente quella che passa fra il linguaggio espressivo dell’animazione in genere e quello portato avanti da altre forme di spettacolo o altri generi di rappresentazione teatrale. Ciò che rende caratterizzante e definisce in maniera univoca il linguaggio della rappresentazione burattinesca è il coinvolgimento del pubblico e la sua diretta partecipazione. Potremmo quindi per certi versi dire senza ombra di dubbio che non sono i burattini (e di conseguenza nemmeno il burattinaio) i protagonisti, ma il pubblico. Di conseguenza , in maniera pressochè diretta gli interpreti , i burattini non possono più essere definiti attori ma animatori. Animatori di un pubblico che deve , vuole diventare protagonista della commedia burattinesca, ma affinchè cio’ possa avvenire e rendere di conseguenza lo spettacolo unico e irripetibile lo stesso deve essere stimolato da parte del burattinaio cogliendo in maniera immediata gli umori che lo stesso pubblico è portatore. Senza questo coinvolgimento e questa continua stimolazione il burattino animatore risulta essere mero burattino attore e il pubblico ridiventa passivo, spettatore distaccato di qualcosa che avviene nella baracca. Per rappresentazione o commedia burattinesca quindi si dovrebbe intendere uno stravolgimento del rapporto classico palcoscenico platea, addirittura oserei dire un annullamento di questo concetto tipicamente legato alle forme teatrali cosiddette nobili. Naturalmente dobbiamo anche capire che vi sono comunque dei legami che legano questo tipo di commedia definita burattinesca alle rappresentazioni dello spettacolo teatrale: il rapporto di vicinanza sia prossemico che psicologico con l’insieme degli spettatori, la recitazione utilizzata dai nostri interpreti attori animatori per definire l’impalcatura , il canovaccio della storia rappresentata utilizzando per l’appunto nel contesto del coinvolgimento del pubblico stesso il meccanismo dell’improvvisazione e mi permetto di dire anche del gioco. Si diceva una volta che gli interpreti mettono in atto “il gioco dello spettacolo” , mentre per il pubblico ci si cimenta nel “giocare allo spettacolo” Quindi ci si trova dinanzi ad una rappresentazione burattinesca degna di essere definita in questo modo solo e solamente se fonde in una unione catartica mistica i burattini attori animatori con gli spettatori. Lo spettatore (definito collettivamente pubblico) normalmente, in altri generi assiste ad un evento senza intervenire direttamente. Nel nostro caso in presenza di commedie di burattini lo spettatore è il destinatario dell’evento artistico, ma in quanto fruitore e’ partecipe più o meno attivo in virtù del suo stato d’animo e del suo coinvolgimento emozionale all’evento in corso di rappresentazione. Lo spettatore di conseguenza riveste un ruolo fondamentale all’interno della rappresentazione in quanto non risulta essere solo il destinatario della rappresentazione ma parte integrante della stessa per via della comunicazione di privilegio che nasce tra lui stesso e i protagonisti animatori se confrontati con altre tipologie teatrali.

 

Gritti Aldo Pietro

Quando è speciale, di un tramonto si dice

“sembra finto”

di un quadro si dice

“sembra vero”   (1)

 LINK(1) 

http://www.lavocedellecose.it/mostra20anni/mostra01.htm pag.3

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“I grandi burattinai della tradizione bergamasca”

Articolo in formazione.

I grandi burattinai della tradizione bergamasca 

Il burattinaio Roncelli e Margì moglie Gioppino (scolpitore Gritti Aldo Pietro)

Il burattinaio Roncelli e Margì moglie Gioppino (scolpitore Gritti Aldo Pietro)

 

Burattinaio Roncelli con uno dei suoi personaggi

Burattinaio Roncelli con uno dei suoi personaggi

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“Burattino del mese di Dicembre”

Il burattino del mese di Dicembre è

Margì,  moglie di Gioppino

 

Margì moglie Gioppino

Margì moglie Gioppino

 

 

margì

margì

Margì

Margì

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Margì moglie di Gioppino

Margì moglie di Gioppino

Margì moglie di Gioppino

Margì moglie di Gioppino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Margì

Margì

 

 

Margì

Margì

Margì

Margì

 

 

 

 

 Margì

 

 Eccola completata. Margì moglie di Gioppino, personaggio della tradizione burattinesca bergamasca scolpito da Gritti aldo Pietro in legno di cirmolo. Vestita dalla sarta signora Donghi. Vestito fiorato in lino francese. Collana e orecchini di perle. Bottoni in cuoio e filo fatti a mano.

Margì moglie Gioppino

Margì moglie Gioppino

 

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“Burattino del mese di Gennaio”

Il burattino del mese di Gennaio 2014

è  

Pisa ‘n braga, fratellino di Gioppino

 

Pissa 'n braga

Pissa ‘n braga

Pissa ‘ n Braga

Scolpito in legno di noce. Grezzo in lavorazione

 

Pissa ' n braga

Pissa ‘ n braga

Pissa ' n braga

Pissa ‘ n braga

 

 

 

 

 

 

 

Pissa 'n Braga

Pissa ‘n Braga

Pissa 'n Braga fratellino di Gioppino

Pissa ‘n Braga fratellino di Gioppino

 

 

 

 

 

 

 

 

Pissa ' n braga

Pissa ‘ n braga

Pissa ' n braga

Pissa ‘ n braga

 



 Scolpitore Gritti Aldo Pietro

Serie speciale oro n.1 in legno di noce italiano

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“I coralli di Gioppino”

I coralli di Gioppino

Gioppino e i suoi coralli

Gioppino e i suoi coralli

Fra tutti i burattini dell’antica e ben radicata tradizione bergamasca Gioppino (Giopi’ de Sanga in dialetto bergamasco) e’ sicuramente il piu’ rappresentativo.
Difficile assistere ad una rappresentazione burattinesca del teatro dei burattini senza che Gioppino ne sia o il primattore principale protagonista o uno dei piu’ importanti personaggi della commedia stessa. La tradizione popolare e la memoria storica ritiene sia nato a Zanica, provincia di Bergamo da Bortolo Söcalonga e da Maria Scatoléra. E’ sposato con Margi’ della quale e’ follemente innamorato. Gioppino e Margi’ hanno un figlio di nome Bortoli’.
Completano la famiglia due fratelli di Gioppino, Giacomi’ e il piu’ piccolo Pissa’n braga e i nonni Bernardo e Bernarda.
Dalle nostre parti, nella citta’ di Bergamo , ma soprattutto nelle valli Gioppino e’ talmente conosciuto e popolare che il suo nome nel dialetto locale indica in generale come dato puntuale e indicativo tutti i burattini.
Un comportamento non esattamente urbano nelle forme e nei contenuti ancora oggi viene apostrofato con la frase “ fa mia ‘l giupi’”. Il burattino Gioppino e’ vestito normalmente con una tunichetta di panno consistente di colore verde con un’orlatura rossa e indossa un cappello.
Personaggio tipico del popolo ha un cuore grande e un linguaggio spesso e volentieri rozzo ed e’ sempre accompagnato da un grosso bastone che sopperisce all’ inutilità della dialettica nei casi di soprusi e sopraffazione da parte degli arroganti.
Argomento apprezzato in corso di rappresentazione da grandi e piccini.

Gioppino

Gioppino

E’ facilmente riconoscibile in quanto la sua caratteristica fisica immediatamente evidente sono tre grossi gozzi  (il fenomeno in questa area geografica era endemico) che non vengono da lui stesso visualizzati come un difetto ma come un qualcosa di cui esserne orgoglioso definiti “granate” o “coralli”. 

“La tiroide è un cuscinetto di tessuto di colore rosa che viene ad essere in contatto sia con la trachea che con l’esofago. E’ una ghiandola non munita di dotto secretore che versa direttamente nel sangue gli ormoni che hanno la prerogativa principe di regolare il tasso di sviluppo dell’individuo e il metabolismo. Il gozzo viene di conseguenza definito come la manifestazione evidente dal punto di vista visivo estetico di un disordine endocrino. Data la sua particolare e spettacolare, in certi casi evidenza, fin dall’antichità ha suscitato di volta in volta stupefazione e timore. Questa patologia è provocata da malattie, determinati difetti di sviluppo e le condizioni ambientali. Nel caso ultimo citato lo si definisce con la terminologia di gozzo endemico e dato che colpisce in misura rilevante una determinata popolazione è quasi sempre causato da una deficienza dietetica di iodio. Ai tempi d’oggi questa tipologia di gozzo può essere prevenuta e curata con l’assunzione di dosi determinate di questo elemento a differenza di altri periodi storici dove questo elemento era di difficile reperimento e questa condizione critica ha fatto si che il gozzo endemico è stato per secoli uno dei morbi più persistenti e diffusi che hanno afflitto l’intera umanità. Nel 1960 duecento milioni di persone ne erano affette. Si tratta di un sistema particolarmente sofisticato. Meccanismo in autoregolazione; l’eventuale eccesso di ormoni tiroidei nel sangue blocca l’attività dell’ipotalamo e dell’ipofisi, riducendo la secrezione dell’ormone tirotropo; quando invece la concentrazione la concentrazione di ormoni tiroidei è carente, l’ipofisi reagisce, secernendo una maggiore quantità di ormone tireotropo e ristabilendo così il normale quantitativo di ormoni tiroidei. I medici dell’antica Roma notarono che persino nell’individuo normale la dimensione della tiroide può variare in periodi di sollecitazione fisiologica particolare, come durante la pubertà e in occasione delle mestruazioni o della gravidanza delle donne. In particolare rilevarono che le circostanze emotive e fisiche attinenti all’attività sessuale iniziale delle giovani spose potevano provocare appunto l’ingrossamento della ghiandola. Da qui ebbe origine il rito antico di misurare il collo della sposa prima e dopo la prima settimana di matrimonio con n nastro cerimoniale: se la circonferenza risultava aumentata, le nozze si dovevano considerare consumate. Non appena i ricercatori ebbero cominciato a capire l’ecologia delle popolazioni gozzute, accertarono una correlazione molto stretta tra il gozzo e la possibilità di accesso al mare e, quindi, a una dieta alimentare ricca di iodio. Tuttavia la geografia del gozzo non è affatto semplice: mentre diverse regioni montagnose e d’entroterra non sono abitate da popolazioni gozzute, ci sono aree costiere che imprevedibilmente denunciano una forte presenza di gozzi. Si giunge così alla conclusione che elemento ben più strettamente correlato con l’incidenza del gozzo endemico, rispetto alla pura e semplice distanza dal mare, è il tenore di iodio del suolo fertile. Il gozzo di grandi proporzioni si osserva spesso nelle regioni in cui il gozzo è endemico. Si è avuta notizia di gozzi dal peso di un chilo e mezzo o due chili, talvolta penzolanti sul petto.

Gioppino

Gioppino

L’illustrazione mostra un tipico burattino della tradizione bergamasca, il più conosciuto Gioppino, facilmente identificabile per l’appunto a causa della presenza del gozzo elemento talmente visualizzato in alcune regioni da risultare elemento di tipizzazione nella cultura popolare. Nel caso del gozzo endemico si può parlare di un circolo vizioso. Le collettività povere a dieta alimentare invariata sono le più esposte alla disfunzione e le più vulnerabili alle sue conseguenti biologiche, sociali ed economiche. Laddove il  gozzo da carenza di iodio sia endemico a una data comunità umana, è molto probabile che anche gli animali domestici siano affetti da ipotiroidismo. Gli ovini gozzuti spesso sono poveri di lana; nei bovini il gozzo provoca la sterilità, una scarsa produzione di latte, vitelli scarni e e stenti; i cavalli gozzuti sono più deboli; le galline sofferenti di scarsa attività tiroidea danno uova con il guscio povero di calcio, con conseguente rottura delle uova stesse e accresciuta mortalità del pollame. le conseguenze dei mali che colpiscono il bestiame sono disastrose per la comunità povera la cui sopravvivenza dipenda quasi interamente dagli animali domestici. Prima o pi la scienza medica e le misure di sanità pubblica giungeranno a eliminare l’aspetto endemico del gozzo dovuto a carenza di iodio; c’è solo da sperare che quest’antichissima affezione benigna non venga soppiantata da una diversa disfunzione tiroidea, una disfunzione da era atomica, derivante dall’ingestione di rilevanti quantità di isotopi di iodio radioattivo dovuti al fall-out nucleare. lo iaodio si concentra nella tiroide, e qui la radioattività può danneggiare irreparabilmente le cellule interessate. lo studio sul gozzo endemico dimostra la gravità di questo pericolo potenziale e gli effetti che ne potrebbero scaturire a danno dell’evoluzione dell’intera umanità.”

tratto da (1)

 

 

Mappa mondiale delle aree di endemia di gozzo da carenza iodica (ombreggiate obliquamente) spesso circostanti a catene montuose (in blu), prima della effettuazione della iodio-profilassi nel mondo (da OMS, 1960).(1) 

 

(6) Mappa mondiale delle aree di endemia gozzigena da carenza iodica

Storia della legislazione in Italia sulla iodoprofilassi

  • 1909 e 1925: nascita delle prime iniziative volte alla correzione della carenza iodica in alcune aree della Val D’Aosta, Piemonte e Lombardia, regioni nelle quali erano stati documentati focolai di grave carenza iodica ed una elevata prevalenza di gozzo.

  • 1972: Viene emanato il primo provvedimento legislativo con il quale si autorizza ilMonopolio di Stato a produrre e porre in commercio, limitatamente alle zone dichiarate ad endemia gozzigena, sale da cucina fortificato con 15 mg di iodio/Kg di sale sotto forma di ioduro di potassio (Decreto del Ministero della Sanità del 15.2.1972; G:U: del 24.2.1972, n. 105).

  • 1977: viene emanato un secondo decreto che abolisce il vincolo di distribuzione del sale iodurato nelle zone di ricononosciuta endemia gozzigena e ne liberalizzava la produzione e la vendita in tutto il territorio nazionale (Decreto del Ministero della Sanità del 7.1.1977; G:U: del 28.1.1977, n. 26).

  • 1990: viene emanato un ulteriore Decreto che, oltre a permettere l’uso di iodato di potassio, aumentava il contenuto di iodio da15 a 30mg/Kg di sale (Decreto del Ministero della Sanità del 1.8.1990; G:U: del 1.9.1990, n. 255).

  • 2004: disegno di Legge per le patologie da carenza iodica; all’esame del Parlamento, le modalità di utilizzo e vendita del sale iodato per la iodoprofilassi. (3) (4)

Articolo in formazione

Link

(1) http://www.alfablack.it/iodio/morosini.html

(2)http://download.kataweb.it/mediaweb/pdf/espresso/scienze/1971037_5.pdf

(3) http://oer.unical.it/

(4) http://www.iss.it/binary/publ/cont/Profil.%20gozzo%20811-830.1203063427.pdf

(5)  http://www.bergamoestoria.it/pubblicazioni/quaderni/Quad4_malattie.pdf

(6) http://oer.unical.it/iccidd.htm

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“Le cinque giornate di Parigi”

Aldo Pietro

Aldo Pietro

 

“Le cinque giornate di Parigi”

Commedia di burattini ispirata ad un fatto relmente accaduto dove lo spirito d’iniziativa, l’intraprendenza ed il voler bene al prossimo la fanno da padroni.  Rappresentazione dove i valori umani , sociali e psicologici positivi hanno la loro ragion d’essere.

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“Invidia, gelosia e maldicenza. I sette peccati capitali del signor S.P.”

 

“Invidia, gelosia e maldicenza.I sette peccati capitali del signor S.P.”

Commedia a carattere storico  sociale  in corso di elaborazione, scrittura del canovaccio base  e costruzione dei personaggi principali e secondari.

Signor P.S.

Signor P.S.

Spettacolo indirizzato, visti gli argomenti e le vicende narrate  verso un target di  pubblico preferibilmente adulto. Rappresentazione burattinesca che narra vicende storiche realmente avvenute nel secolo scorso e dove la memoria storica delle stesse e’ ancora vivida e ben presente.    

 

Autore articolo Gritti Aldo Pietro Bergamo Dicembre 2013  

 

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